Epilogo Figlie della Costa
Quella stessa sera, Anita Tordoza – che molti chiamavano La Piovra – fu condotta a Palazzo Ducale. Nessuna catena le serrava i polsi. Nessun ferro le limitava il passo. Il peso che gravava sulle sue spalle, però, era ben più difficile da spezzare di qualunque manetta.Dietro di lei, mentre Ghenuasi si addormentava, Ser Augusto Malverdi percorreva mentalmente la strada che lo avrebbe presto allontanato dal Ducato. Già immaginava le vele spiegate verso Corsia, e la difficile impresa di trasformare una minaccia corsara in un impossibile alleato.Giunsero al Palazzo nel cuore della notte. Malverdi rese il proprio rapporto agli ufficiali del Sigillo Ducale e si congedò. Anita, invece, venne accompagnata in una piccola sala scavata nella viva roccia delle fondamenta del palazzo: una stanza semplice, quasi austera, illuminata solo dal tremolio di alcune candele.Attese. A lungo. Poi accadde qualcosa.Alcuni blocchi della parete grezza si mossero lentamente, come ingranaggi di un meccanismo antico. Una stretta porta nascosta si dischiuso senza rumore.Dall’oscurità emerse una figura.Indossava una semplice veste da notte color avorio e reggeva una sola candela. Eppure, non vi era alcun dubbio sulla sua identità : Lamberto II della Vela, Gran Duca di Lyguris.L’uomo osservò la corsara per qualche istante, studiandola come un navigatore osserva una tempesta all’orizzonte, poi sorrise. Un sorriso sottile, pericoloso.«Dunque sono al cospetto della famosa Piovra.»La sua voce riempì la stanza.«Devo ammettere che è un onore ospitare sotto il mio tetto una donna tanto astuta quanto arrogante.»Anita non arretrò di un passo.«E io ho finalmente il privilegio di osservare il Gran Duca senza la distanza imposta da titoli e proclami.»Incrociò le braccia.«Lasciami ai racconti dei tuoi uomini e alle visioni di quel mago di Najumanel, nel tentativo di convincermi… è stata una mossa elegante, Della Vela. Lo riconosco.»Fece una pausa.«Suppongo che la lettera del mio Capitano sia giunta a destinazione.»«Mi fido del mio popolo.»Lamberto prese posto dall’altra parte del tavolo.«Mi fido delle Istituzioni che lo servono, e conosco abbastanza bene la Lega dell’Onda da sapere che nessuna delle sue figlie cambierebbe bandiera per qualche racconto ben narrato.»Appoggiò la candela.«Ma sapevo che una donna vicina al popolo avrebbe voluto ascoltare il popolo stesso.»I suoi occhi si fecero più severi.«Ho letto la lettera di Sirenea De Vasques. Sappiamo entrambi che le richieste che contiene non sono state scritte per essere accettate. Sono state scritte per essere trattate.»Indicò la sedia di fronte.«Dunque siediti, Piovra. Trattiamo.»Fu una lunga notte.Le ore scivolarono lente mentre il vento del mare fischiava oltre le mura del Palazzo. Parlarono di rotte. Di tasse. Di pirati. Di commerci. Di sovranità . Ma soprattutto parlarono del Sud.Anita ammise ciò che fino a quel momento aveva ignorato. Le visioni emerse durante il Rito di Regressione Onirica, i racconti dei superstiti e i frammenti raccolti oltre i confini avevano mostrato una verità che la Lega dell’Onda non conosceva: qualcosa si stava muovendo nelle terre a sud del Patto, qualcosa di antico, qualcosa che non apparteneva alla politica.Eppure la corsara, fedele alla sua missione, rimase inflessibile.Il popolo libero di Corsia non avrebbe accettato di restare escluso. Se davvero nuove terre si aprivano oltre il confine conosciuto, il popolo del mare avrebbe avuto voce in capitolo.Lamberto non negò che un presidio corsaro avrebbe potuto rivelarsi utile, anzi: navi e colonie corsare avrebbero sicuramente giovato alla conquista e alla ricerca in quelle terre marce.Ma al Gran Duca fu altrettanto chiaro: nessuna concessione. Nessun riconoscimento. Nessuna firma, finché egli non avesse incontrato personalmente Previus De Ravaneda, Doge di Corsia.Quando il discorso giunse ai prigionieri, il tono mutò. La cordialità lasciò posto all’acciaio. Lamberto si alzò.«Tornerai da Sirenea entro i termini stabiliti.»La sua voce non ammetteva repliche.«Porerai una mia corrispondenza privata sigillata. Porterai inoltre testimonianza scritta di ciò che il Ducato conosce sui giochi di potere che minacciano il Sud.»Fece un passo verso di lei.«E al tuo arrivo, i miei uomini verranno liberati. Successivamente, un mio messo ti attenderà al porto di Yariqin, in Corsia, e raccoglierà la risposta del tuo Capitano. Se vi sarà volontà di dialogo, il dialogo continuerà .»Poi il Gran Duca sorrise, ma questa volta non vi era calore nel suo sguardo. Solo mare in tempesta.«L’alternativa è assai più semplice. Una taglia sufficiente ad arruolare intere flotte verrà posta sulla testa di Sirenea De Vasques e di ogni donna che navighi sotto il suo vessillo.»Il silenzio rimase sospeso tra loro.Infine il Duca concluse:«I della Vela offrono redenzione a chi sceglie di navigare al fianco del Patto. Ma quando qualcuno decide di combatterlo, è l’Armada Ducale a prendere il mare.»Si voltò verso la porta segreta.«Egli abissi custodiscono per sempre il ricordo dei suoi nemici.»Il giorno seguente, mentre il sole calava dietro gli scogli di Ghenua, Anita Tordoza prese nuovamente il mare. Il vento gonfiava le vele. Le onde sembravano sospingere la nave con insolita impazienza.La Piovra pregò Umathara affinché guidasse la sua rotta e custodisse il destino delle Figlie della Costa.Nello stesso istante, a Palazzo Ducale, Ser Augusto Malverdi ricevette una nuova missiva recante il sigillo personale dei della Vela. La lesse una sola volta, poi sorrise.Gli ordini erano chiari. Radunare una compagnia. Preparare una nave. Salpare per Corsia.Perché ormai era evidente a tutti che le guerre per il mare potevano ancora essere evitate. Quelle contro l’oscurità , invece, erano appena cominciate.